Prima di scrivere questo post, ho fatto una veloce ricerca di termini su Google e sono rimasta (negativamente!) sorpresa del fatto che se si cercano informazioni sulla tradizione del palio in Italia, quello che emerge con una grande disproporzione è solo il Palio di Siena. È davvero un peccato, perché il palio non si riferisce esclusivamente a una corsa di cavalli, anzi, non c’entra proprio niente con i cavalli. Il palio, infatti, è il drappo che viene conteso animatamente durante una competizione tra contrade o quartieri di una città o paese. E il bello del palio è che la competizione stessa può variare tantissimo da paese a paese.

Facendo un salto indietro nel tempo fino a raggiungere il medioevo, ci ritroviamo in un tempo in cui le contee erano governate da famiglie nobili alle quali le vicine contrade o villaggi dovevano giurare la loro fedeltà.
Intorno al tredicesimo secolo, i signorotti dei castelli erano soliti presentarsi a corte per mostrare e ribadire la loro lealtà alla famiglia nobile, mostrando i loro stemmi. Gli stemmi potevano essere dipinti, decorate o cuciti su dei drappi e potevano rappresentare il nome della casata, l’immagine del castello o semplicemente un simbolo della famiglia. Se un signorotto si rifiutava di mostrare il proprio stemma, il castello di proprietà veniva subito messo sotto assedio. Questi castelli erano di solito di piccole dimensioni, ed è da questo contesto che il termine castello prende anche il significato di proprietà terriera o feudo.
Jesi, nella provincia di Ancona, è un perfetto esempio di ciò che accadeva nel Medioevo. Ogni anno i 20 castelli locali dovevano ribadire la loro fedeltà al signorotto di Jesi, solitamente durante la giornata di San Floriano, che cade il 4 Maggio. A quel tempo, questa forma di fedeltà veniva dimostrata con i diversi tipi di palio che venivano presentati al signore. Vista l’importanza e la magnificenza di questa occorrenza, il tutto poi veniva festeggiato con canzoni popolari, balli, vistosi banchetti, competizioni e molto altro.

Ecco spiegato come la competizione era sì parte della festività, ma non era essa stessa il palio.
Al giorno d’oggi molti paesi delle Marche riportano in auge questa tradizione, solitamente con il palio conteso tra contrade o porte, a seconda della geografia del paese stesso. Il palio viene quindi annunciato da sfilate in costume, banchetti, buon vino, musicanti e intrattenitori.

Le caratteristiche di un palio dipendono davvero dalla storia specifica del paese: alcuni si rifanno a tradizioni religiose (ad esempio il Palio dei campanari a Precicchie che rievoca la tradizione dei campanari locali) o magari a tradizioni agricole (come il Palio dell’oca a Cagli), o ancora alla caccia (come il Palio del Cinghiale a Mondavio).
A Cupramontana la tradizione del palio si connette strettamente a quella della tradizione vinicola del Verdicchio. Essendo Cupramontana divisa in contrade, ogni anno per il giorno del Santo Patrono, Sant’Eleuterio il 26 maggio, le contrade di Cupramontana si sfidano in una gara velocissima di corsa con la botte. Le botti sono molto grandi, e ogni squadra ha bisogno di più partecipanti in ogni fase della staffetta. Ogni contrada ha un suo colore rappresentativo, che si può notare anche nel fazzoletto legato al collo dei partecipanti.
Potete dare un'occhiata a un video di un'edizione precedente qui: https://youtu.be/MmnaDAbAyJA


